La Pravda

Meglio pochi ed eccellenti che tanti ma solo buoni
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La processione del 28

maggio 08, 2012 By: ilniko Category: Senza categoria

Strade, viottoli e palazzi d’Italia sentono echeggiare una brutta storia, nella quale maldicenze e voci di popolo vanno a braccetto sostenendo di conoscere temibili verità. Secondo quanto si va raccontando, pare che l’Italia, paese conservatore e dalle mille tradizioni, abbia deciso di voltare pagina e dare un calcio alle vecchie abitudini. Il 27 del mese, per antonomasia il giorno stipendio, sembra sia stato scalzato da una coppia di giorni, ossia 27 e 28. Ma se il 27 continua a essere il giorno degli stipendi, allora il 28 cosa accade?

Per rispondere alla domanda, facciamo un passo indietro e pronunciamo una parolina magica: tracciabilità. Cinque anni or sono, nel 2007, il Governo Prodi decise di dare la caccia agli evasori fiscali con l’approvazione del Decreto Legislativo n. 231/2007, con il quale, per importi pari o superiori a 5.000 €, diventava operativo il divieto di utilizzare i contanti, rendendo obbligatorio il ricorso a strumenti di pagamento tracciabili (assegno o bonifico). Quattro anni dopo è arrivato Monti e, con il Decreto Legge n.231/2011, la soglia è stata abbassata a 1.000 €.

Ma come si collega l’approvazione del Decreto Legge al nostro interrogativo iniziale sul 27 e il 28? E’ qui che la storia inizia a diventare brutta: il 27 del mese, grazie alla nuova legge, arriva puntuale l’accredito dello stipendio spaccando al centesimo la retribuzione prevista da contratto. Voi direte, nulla di più scontato e ovvio: e invece no! La storiaccia che insistente si sente in giro è che, prima dell’approvazione di questo Decreto Legge, gli stipendi pagati non corrispondessero esattamente a quanto previsto in busta paga, ma fossero parecchio inferiori. Insomma, pare che molti lavoratori firmassero contratti di lavoro che prevedevano una certa retribuzione, quando in realtà percepivano molto meno. Tutto ciò ha un nome e si chiama fenomeno delle false buste paga. Tu imprenditore dichiari di pagare il tuo dipendente 1.000 ma in realtà gliene dai 500: il tuo bilancio registra costi superiori e a fine anno paghi meno imposte, mentre il lavoratore dichiara a fine anno un reddito che non ha mai percepito, pagando più imposte di quelle che dovrebbe.

Ora, grazie alla tracciabilità obbligatoria dei pagamenti superiori a 1.000 €, l’accredito deve rispecchiare esattamente quanto previsto da contratto. Problema risolto, si dirà! Il fenomeno delle false buste paga finalmente viene debellato! E invece no, in quanto la nostra bellissima nazione è piena di cittadini che meriterebbero una laurea honoris causa in “Fatta la legge, trovato l’inganno-LOGIA”. Ed è qui che subentra prepotente il 28 del mese, nuova tradizione entrata in maniera devastante nella vita dei lavoratori. Il 27 ti viene accreditato lo stipendio, mentre il 28 prendi parte di quello stipendio e lo restituisci al tuo datore di lavoro. Insomma, la situazione è rimasta identica a quella antecedente all’approvazione del Decreto: l’unica differenza è che adesso è il lavoratore a restituire a mano parte del proprio stipendio ai datori di lavoro, mentre in passato quei contanti restavano nelle casse degli imprenditori, senza mai uscirne. La sostanza, quindi, è che ogni 28 del mese si può osservare una silenziosissima processione di denaro contante che, dopo aver trascorso un giorno nelle tasche dei lavoratori, come un boomerang ritorna nelle casse degli imprenditori.

Volendo dare un nome alle cose, trattasi di un ricatto bello e buono in cui il lavoratore, sull’orlo di una scarpata, viene tenuto per le palle (chiedo venia per il francesismo) dall’imprenditore di turno che è pronto a lasciare la presa alla minima lamentela. Tutto ciò, chiaramente, nel silenzio più profondo e assoluto in modo che nessuno possa anche solo immaginare come stanno le cose.

Il vento, però, pare stia cambiando e la prova è data dalla storiella appena raccontata che si ode con sempre maggiore frequenza percorrendo in lungo e in largo la nostra cara Italia. Il muro dell’omertà inizia a scricchiolare e forse ciò è dovuto al fatto che, al contrario del passato, il lavoratore tocca con mano il 100% dello stipendio previsto da contratto e recandosi in processione il 28 del mese a restituirne un buon 30-35%, inizia a prendere coscienza del sopruso subìto. Se è vero che quando l’occhio non vede, il cuore non duole, allora con il nuovo Decreto l’occhio ci vede bene e, di pari passo, anche il cuore comincia pesantemente a dolere.

Vox populi, vox dei …avranno davvero ragione i latini?

Sono sempre i migliori che se ne vanno …dal sud

febbraio 02, 2012 By: ilniko Category: Senza categoria

Lo mettiamo il punto interrogativo al titolo di questo articolo, oppure lo lasciamo così com’è, a dogmatizzare un pensiero ormai diffuso e interiorizzato? Usare il punto interrogativo significa rompere gli argini e permettere al fiume di esondare: ma cosa volete che sia, per una terra che è stata martoriata anche dalle alluvioni?

C’è chi lascia il sud a diciotto anni per andare a studiare fuori; altri sono partiti per lavoro; altri ancora a cercare fortuna. Chi non si è mai imbarcato su un espresso notturno, destinazione mondi ignoti, non può davvero capire cosa significhi. Ti senti scippato, ti stanno strappando a mani nude la carne viva e li senti anche sghignazzare avidamente. Sei nato e cresciuto in una grossa anfora e, a un certo punto della tua vita, una forza esterna e incontrollabile ha preso quell’anfora e ne ha versato il contenuto da qualche altra parte: non potevi fare altro che cedervi e lasciarti andare senza resistenze, ma con la consapevolezza di chi si appunta tutto e rimanda i conti alla fine. Ok, ora sei su quel treno e la tua casa diventa sempre più piccola all’orizzonte, fino a scomparire del tutto: sei rimasto solo e non hai altra scelta che accettare la sfida e batterti da leone. Ti batti da leone e vinci: hai studiato e ti sei laureato, cercavi un lavoro e l’hai trovato, volevi far fortuna e, nella peggiore delle ipotesi, ti sei arricchito di esperienze di vita. Qualcosa non quadra, però: dovresti essere felice, dovresti essere soddisfatto di te stesso, ma il germe dell’insoddisfazione ti fa da sveglia al mattino e ti rimbocca le coperte col buio. Poi, finalmente, ti guardi allo specchio e, ricordandoti di quel viaggio in treno, ti si accende la lampadina: LA CASA! Hai risolto il rompicapo più difficile tra tutti quelli che hai affrontato, nonostante tu sia un abilissimo solutore di enigmi antropologici. E poi ripensi all’anfora e a quel conto in sospeso che, da orgoglioso quale sei, avevi marchiato a fuoco nella tua testa. Tu vuoi tornare a casa tua: è lì che hai scoperto di aver lasciato inconsciamente dei sogni prima di partire, è lì che il sorriso del tuo viso e quello della tua anima vanno a braccetto, è lì che il poco vale tanto perché quel poco ti rende felice. E quando parli della tua casa, stai parlando della tua terra, di quella che ti ha cresciuto, formato, fatto diventare quello che sei e che ti ha dato la forza di vincere le tue sfide, anche quelle che hai affrontato lontano da lei. Cosa fai, quindi? Armi e bagagli, e ci torni a quella terra. Arrivi carico d’entusiasmo e inizi a sognare e a volare con l’immaginazione: ti vedi già fra trent’anni, uomo realizzato e sempre sognatore (quello lo sarai sempre), a godere i frutti del tuo seminato. Manca un passaggio, però: cosa stai seminando, oggi? Hai tante idee, troppe idee: vivere lontano dalla tua terra per tanti anni te ne ha fatto apprezzare aspetti a cui prima non prestavi attenzione. Ti piacerebbe inventare un lavoro sfruttando le peculiarità della tua terra, anzi ti rendi conto che sarebbe la tua impresa più straordinaria, se solo ci riuscissi. Poi ti fermi ulteriormente a riflettere e pensi che forse ti basterebbe trovare un lavoro appagante che ti renda indipendente: non fa nulla se non arrivi a toccare il cielo con un dito, fermarsi ad alta quota è un ottimo compromesso. E allora inizi a lavorare ai tuoi obiettivi: da un lato cerchi il lavoro che ti dia la tanto agognata “sistemazione”, dall’altro non ti rassegni all’idea di costruire qualcosa di tuo che sposi carnalmente la tua terra. I giorni passano, poi le settimane e infine i mesi: sei passato dal caldo al freddo e poi di nuovo al caldo e sei ancora lì a pensare, a combattere e ad arrovellarti per trovare la tua strada. Inizi a perdere pazienza e fiducia, a pensare di aver fatto la scelta sbagliata: forse quell’insoddisfazione che ti ha riportato a casa non era dovuta al non vivere nella tua terra, ma era solo figlia della routine che appartiene ad ogni lavoro e ad ogni gesto compiuto con cadenza quotidiana. A quel punto esci di casa e ti tuffi nella solitudine delle campagne assolate tipiche del sud: lì il sole ti riscalda anche nei mesi più freddi e sei sicuro che sarà quella natura così ordinatamente selvaggia a darti le risposte che cerchi. Non ti sbagliavi, questo ti sussurra la campagna: avevi fatto la cosa giusta perché è stato il tuo cuore a pregarti in ginocchio di tornare a casa tua e tu sai bene che negare una gioia al tuo cuore sarebbe stato il più grave delitto che potessi commettere. Ne prendi atto, ma ti manca qualche tassello, anche adesso c’è qualcosa che non ti torna: sarà mica che l’esaudimento di un sogno è soggetto alla geografia? È davvero possibile che per ottenere un risultato nella tua terra, tu debba lottare cento e mille volte di più di quanto hai fatto e di quanto faresti altrove? Ma perché? E allora rimetti in discussione il verdetto sentenziato dalla tua campagna e ti dici pronto ad andartene un’altra volta: non puoi restare qui a soffrire, a lottare contro tutto e tutti, per poi non ritrovarti nulla in mano. Cosa fai, a quel punto? La tua decisione l’hai presa: non ti resta che preparare i bagagli e andare, ma questa volta senza lasciare conti in sospeso e senza la voglia di tornare. È tutto pronto, ma tu non parti: continui a star lì, in attesa di qualcosa, perché non riesci proprio a dimenticarlo quel conto in sospeso. Perché devono scipparti alla tua terra? Perché? Ancora una volta è il cuore che ti guida, non pulsa come faceva quando avevi l’entusiasmo tipico di chi torna a casa, ma continua a indicarti la via e tu lo segui. Alcuni giorni lotti come sai fare, altri molli la presa e credi sia arrivato il momento di mettere a tacere il sognatore che è dentro di te, lasciando spazio al tipico raziocinio dell’emigrante-meridionale-che-se-ne-va-lontano-a-lavorare. Il paradosso di questa storiaccia è che, nel quadro economico del 2012, andare fuori non ti regala alcuna certezza: mutuando un termine gastronomico, sei a bagnomaria. Che fare, allora? Te la prendi con te stesso, con le istituzioni, con la politica marcia e corrotta, con i soprusi compiuti contro il tuo sud, con gli usi e costumi del posto in cui vivi: sei un kalashnikov che spara all’impazzata e alla fine non colpisce nessuno perché sai che la colpa è di tutti e di nessuno. Se i latini scrivevano che “homo faber est suae quisque fortunae”, un motivo l’avranno avuto e tu lo sai: quello che chiedi è che quantomeno ti venga data la possibilità di esprimerti, che ti non ti vengano tarpate le ali. È per questo che odi la politica gretta e miope cui fa comodo chiamarti “giovane” e fai bene a odiarla perché, nel politichese, giovane è sinonimo di avventato, inesperto, ingenuo, di colui che può ancora aspettare il proprio turno. Il tuo turno è arrivato, da un pezzo, e quello che ti tocca fare adesso è avere ancora la forza di lottare e conquistare i tuoi sogni, combattendo i tuoi nemici. In tutto ciò, però, bisogna ancora rispondere al primissimo quesito: sono sempre i migliori che se ne vanno …dal sud? Non esiste una risposta univoca, è giusto che ognuno segua le proprie aspirazioni e i propri sogni: chi l’ha detto che tutti i meridionali debbano essere innamorati del sud? Mille volte dobbiamo toglierci il cappello davanti a coloro che vanno via e si affermano fuori dalla loro terra (anche continuando ad esserne innamorati persi), ma allo stesso modo, per cortesia, smettiamola di pensare che chi al sud ci è rimasto o tornato sia lo scarto dello scarto delle intelligenze.  Se ami la tua terra e la vuoi cambiare, la devi vivere quotidianamente: standoci lontano, anche se tu fossi il più appassionato degli amanti a distanza, potrai limitarti solo a osservarla nella sua staticità o nei suoi mutamenti. Ovunque tu sia, qualunque sogno tu insegua, ti lascio con questo pensiero di Einstein: “la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato”.

NM

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Le riforme di Alfano

luglio 01, 2011 By: The truth Category: Senza categoria

Nominato Alfano segretario del Pdl. “Voglio un partito di onesti”, le sue prime parole da leader del partito. Immediato il commento degli altri appartenenti al popolo della libertà: “Si dimetta dunque subito”.

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Sanremo è Sanremo

febbraio 16, 2011 By: rokzombie Category: Senza categoria

Boom di ascolti per la prima serata dell’edizione 2011. Dopo le palle hanno rotto pure i timpani.

Calcio internazionale: Europei femminili U19

gennaio 27, 2011 By: rokzombie Category: Senza categoria

L’Italia ospiterà la fase finale del torneo che si svolgerà dal 30 maggio all’11 giugno prossimi a Rimini e nel riminese.Uefa_WU19

In attesa di conoscere le 7 qualificate (siamo ancora nella fase eliminatoria) che parteciperanno assieme all’Italia Paese ospitante, la Federazione ha comunicato le sedi dove alloggeranno le atlete: Villa San Martino (Arcore, MB), Palazzo Grazioli (Roma), Villa Certosa (Porto Rotondo, Olbia, OT), Villa Bellinzaghi (Cernobbio, CO), Villa Correnti (Lesa, NO), Villa Gernetto (Lesmo, MB), Villa Belvedere Visconti di Modrone (Macherio, MB), Villa Mufarbi (Taormina, ME).

La famiglia cristiana minacciata

gennaio 09, 2011 By: The truth Category: Attualità e spettacolo

Secondo il pontefice Benedettodecimosesto la famiglia cristiana sarebbe minacciata da più parti nella sua missione di educare alla fede…Obiettori di coscienza sparsi negli ospedali, crociate contro il preservativo, estremo radicamento sul territorio, 8xmille, ingerenze nella politica italiana, pedofilia tra i preti…a quanto pare erano solo la punta dell’iceberg “minaccia famiglie”. Al peggio non c’è mai fine.

La bestemmia scomunicata

dicembre 30, 2010 By: The truth Category: Attualità e spettacolo

In seguito al ritorno dei reality in tv è arrivata di pari passo la querelle riguardante i comportamenti dei concorrenti, in primis il caso “bestemmia”. Anche quest’anno, infatti, inspiegabilmente, un concorrente si è lasciato scappare il parolone di troppo che tanto ha urtato la sensibilità dei cattolici (secondo una stima dello IOR, almeno il 97% dei cattolici si è sentito toccato al punto da doversi andare a confessare). Il concorrente in questione, Matteo (che peraltro, casualmente, vediamo da mesi in due spot pubblicitari di famosi superalcolici), nel corso di una banale discussione si è lasciato sfuggire un’apprezzamento poco simpatico nei confronti della Vergine Maria: Scandalo. Rischio eliminazione diretta, scomunica e chi più ne ha ne metta. Nel frattempo il concorrente Schiattarella, escluso in maniera diretta e irrevocabile nella passata edizione per lo stesso motivo, fa ricorso. Viene scomodato un cardinale, a quanto pare amico del parroco della chiesa della madre del concorrente, il quale avrebbe attestato “che non si può parlare di bestemmia quando non vi è intento di offendere in maniera inequivocabile la figura di Dio, della Madonna o dei Santi, bisogna sempre contestualizzare.”
Ora, il concorrente viene salvato dal pubblico, il vecchio concorrente viene riammesso, e si può quindi parlare di sdoganamento della bestemmia, secondo molti ambienti. Ma siamo sicuri che ce ne fosse bisogno, di questa conferma di laicità? Vediamo dunque come rimane la questione al momento, le due possibilità che effettivamente si vengono a creare nel nome della parola di chi non dovrebbe essere nominato se non durante le Sacre Celebrazioni, dal solo personale autorizzato.
1. Se vi scappa una bestemmia ma non pensate di offendere Gesù o i suoi congiunti e affini, potete stare tranquilli, non c’è REATO. Un paio di genuflessioni (a seconda delle usanze della vostra parrocchia e della vostra età) potranno bastare e il regno dei cieli rimarrà a vostra disposizione.
2. Se al contrario nominate la Madonna e parte della Sacra Famiglia in quanto effettivamente adirati nei loro confronti dal momento che nella vita possono succedere cose che non ci sappiamo spiegare (ma che loro non ci possono spiegare, ça va sans dire), allora verrete scomunicati e additati (la pratica del rogo è in disuso da qualche secolo, sfortunatamente, per via dell’avvento della Ragione, o del Diavolo se preferite). Forse non verrete più eliminati da un reality show, una grande conquista della democrazia. Ma bisogna prima chiedere il parere del cardinale che stimerà l’impatto dell’urto sulla sensibilità dei cattolici e la contestualizzazione, tutto con una rapida telefonata in ALTO. Lo stesso cardinale che protegge i suoi colleghi pedofili, ladri e, notizia di qualche giorno fa, anche istigatori e sfruttatori di prostituzione (senza bestemmie però).
E chissà se si prenderanno la briga di controllare la sensibilità di atei, ebrei, musulmani, induisti e buddhisti, tutti radicati sul nostro territorio e tutti figli di Dio; o magari, semplicemente, di insegnare ai propri adepti che oltre a rispettare la Madonna, Gesù, i Santi e i cardinali vari, lo si può e lo si deve fare anche nei confronti di chi vive e lavora con loro, ma la pensa in maniera differente. Anzi, nei confronti della gente che, seplicemente, PENSA.

Carfagna pronta alle dimissioni

novembre 20, 2010 By: rokzombie Category: Senza categoria

Sembrerebbe proprio che Il Ministro per le Pari Opportunità stia per intraprendere la decisione più drastica. Prima gli attacchi subiti dai colleghi campani del Pdl, poi l’agguato fotografico della Mussolini: una situazione insostenibile, che ha portato l’ex modella a prendere dure posizioni e a dichiarare pubblicamente: “io ho sempre avuto un ottimo rapporto con Bocchino. Non vedo perché rinnegare qualcosa che mi viene assolutamente naturale come l’avere a che fare con Bocchino!”.

Italia-Serbia, il lato oscuro

ottobre 13, 2010 By: The truth Category: Sport

Il ministro serbo: “Ci scusiamo per l’orrore”
La risposta del Viminale: “Non SERBIAMO rancore…”

Che burloni in Mediaset…

ottobre 13, 2010 By: ilniko Category: Senza categoria

Grave gaffe di Mediaset. Iera sera, su Rete 4, al termine della puntata di Vite Straordinarie avente come protagonista Emilio Fede, non è partito il jingle di Scherzi a Parte.