La processione del 28
Strade, viottoli e palazzi d’Italia sentono echeggiare una brutta storia, nella quale maldicenze e voci di popolo vanno a braccetto sostenendo di conoscere temibili verità. Secondo quanto si va raccontando, pare che l’Italia, paese conservatore e dalle mille tradizioni, abbia deciso di voltare pagina e dare un calcio alle vecchie abitudini. Il 27 del mese, per antonomasia il giorno stipendio, sembra sia stato scalzato da una coppia di giorni, ossia 27 e 28. Ma se il 27 continua a essere il giorno degli stipendi, allora il 28 cosa accade?
Per rispondere alla domanda, facciamo un passo indietro e pronunciamo una parolina magica: tracciabilità. Cinque anni or sono, nel 2007, il Governo Prodi decise di dare la caccia agli evasori fiscali con l’approvazione del Decreto Legislativo n. 231/2007, con il quale, per importi pari o superiori a 5.000 €, diventava operativo il divieto di utilizzare i contanti, rendendo obbligatorio il ricorso a strumenti di pagamento tracciabili (assegno o bonifico). Quattro anni dopo è arrivato Monti e, con il Decreto Legge n.231/2011, la soglia è stata abbassata a 1.000 €.
Ma come si collega l’approvazione del Decreto Legge al nostro interrogativo iniziale sul 27 e il 28? E’ qui che la storia inizia a diventare brutta: il 27 del mese, grazie alla nuova legge, arriva puntuale l’accredito dello stipendio spaccando al centesimo la retribuzione prevista da contratto. Voi direte, nulla di più scontato e ovvio: e invece no! La storiaccia che insistente si sente in giro è che, prima dell’approvazione di questo Decreto Legge, gli stipendi pagati non corrispondessero esattamente a quanto previsto in busta paga, ma fossero parecchio inferiori. Insomma, pare che molti lavoratori firmassero contratti di lavoro che prevedevano una certa retribuzione, quando in realtà percepivano molto meno. Tutto ciò ha un nome e si chiama fenomeno delle false buste paga. Tu imprenditore dichiari di pagare il tuo dipendente 1.000 ma in realtà gliene dai 500: il tuo bilancio registra costi superiori e a fine anno paghi meno imposte, mentre il lavoratore dichiara a fine anno un reddito che non ha mai percepito, pagando più imposte di quelle che dovrebbe.
Ora, grazie alla tracciabilità obbligatoria dei pagamenti superiori a 1.000 €, l’accredito deve rispecchiare esattamente quanto previsto da contratto. Problema risolto, si dirà! Il fenomeno delle false buste paga finalmente viene debellato! E invece no, in quanto la nostra bellissima nazione è piena di cittadini che meriterebbero una laurea honoris causa in “Fatta la legge, trovato l’inganno-LOGIA”. Ed è qui che subentra prepotente il 28 del mese, nuova tradizione entrata in maniera devastante nella vita dei lavoratori. Il 27 ti viene accreditato lo stipendio, mentre il 28 prendi parte di quello stipendio e lo restituisci al tuo datore di lavoro. Insomma, la situazione è rimasta identica a quella antecedente all’approvazione del Decreto: l’unica differenza è che adesso è il lavoratore a restituire a mano parte del proprio stipendio ai datori di lavoro, mentre in passato quei contanti restavano nelle casse degli imprenditori, senza mai uscirne. La sostanza, quindi, è che ogni 28 del mese si può osservare una silenziosissima processione di denaro contante che, dopo aver trascorso un giorno nelle tasche dei lavoratori, come un boomerang ritorna nelle casse degli imprenditori.
Volendo dare un nome alle cose, trattasi di un ricatto bello e buono in cui il lavoratore, sull’orlo di una scarpata, viene tenuto per le palle (chiedo venia per il francesismo) dall’imprenditore di turno che è pronto a lasciare la presa alla minima lamentela. Tutto ciò, chiaramente, nel silenzio più profondo e assoluto in modo che nessuno possa anche solo immaginare come stanno le cose.
Il vento, però, pare stia cambiando e la prova è data dalla storiella appena raccontata che si ode con sempre maggiore frequenza percorrendo in lungo e in largo la nostra cara Italia. Il muro dell’omertà inizia a scricchiolare e forse ciò è dovuto al fatto che, al contrario del passato, il lavoratore tocca con mano il 100% dello stipendio previsto da contratto e recandosi in processione il 28 del mese a restituirne un buon 30-35%, inizia a prendere coscienza del sopruso subìto. Se è vero che quando l’occhio non vede, il cuore non duole, allora con il nuovo Decreto l’occhio ci vede bene e, di pari passo, anche il cuore comincia pesantemente a dolere.
Vox populi, vox dei …avranno davvero ragione i latini?

